Dott. Fabio Lo Cascio

Psicologo - Psicoterapeuta

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Gestalt Padova Maestri Testi Vivere é Separarsi - Barrie Simmons

Sintomi dell'attaccamento ai morti

Quali sono i sintomi del rimanere attaccato a una situazione del passato o a un rapporto morto? Alcuni sintomi sono fisici. Ci sono, per esempio, dei pazienti che delegano certe parti del corpo a rappresentare coloro che non ci sono più. Nei casi citati dalla letteratura ci sono donne che hanno tenuto le loro madri in vita sotto forma di ulcera. Personalmente ho conosciuto un caso, risolto in terapia, di una donna che ha tenuto in vita un fratello amato e odiato come fistola anale. Molto spesso incontriamo persone con mani fredde, voci distanti, con rifiuto del tatto. Questi sintomi possono, in certi casi, simboleggiare il legame con la madre, che aveva sintomi simili, ed equivalere, quindi, a un modo di tenerla in vita. Molto spesso, quando una persona riesce a dire addio interiormente al defunto, le mani si riscaldano e anche i rapporti cominciano ad acquistare un calore umano. A volte incontriamo individui che si identificano interamente, non solo in parte, con persone morte. Sono essi stessi morti anche se vivi; come zombi, cioè come cadaveri ambulanti, sono senza espressione, controllati, meccanici, anestetizzati. In questo modo fanno ancora vivere e muovere le persone perdute.

Esistono anche dei sintomi emotivi dell'attaccamento alla persona perduta. Identificandosi con i morti, si diventa emotivamente morti. Queste persone non sono depresse: piuttosto non sentono niente, sono anaffettive. Un altro sintomo emotivo può essere il lutto incompleto, che produce una depressione cronica. In questo caso c'è depressione, sotto forma di malinconia, apatia, mancanza di interesse per la vita. Non essendo la tristezza stata esternata ed elaborata fino in fondo, non si è conclusa. Tra gli altri sintomi emotivi: il piagnucolio, il rimprovero, il risentimento, il vittimismo, il rimuginare costantemente le ingiustizie subite. Come sintomo complementare e contrario, la colpa: “se fossi stato più comprensivo, più gentile, mio padre sarebbe ancora vivo, tutto andrebbe meglio ... “.

Tra i sintomi menzioniamo anche l'incapacità di stabilire dei rapporti stretti. Il motivo è chiaro: se stai sempre fantasticando sul passato, anche se inconsapevolmente, non hai tempo per il presente; se sei preso dal rapporto con chi non c'è, non hai energia per chi c'è. Una persona in queste condizioni non vede e né ascolta, e quindi non entra in contatto. Ma l'isolamento dall'ambiente comporta l'isolamento da se stesso. Non esiste, infatti, il contatto con se stesso se uno è isolato da quello che c’è intorno, come, inversamente, non c'è isolamento dall'ambiente per chi non è isolato da se stesso. La capacità di contatto è un tutto non divisibile: non esiste la possibilità di entrare in contatto soltanto in parte (pur potendo, ovviamente, focalizzare l'attenzione su un determinato oggetto o stato di coscienza). Di fatto chi è isolato è isolato non solo dagli altri e dal mondo, ma anche da se stesso; e chi ha la capacità di rapporti, ha anche la capacità di rapporto con se stesso. L’attaccamento al passato, rifiutando di situarsi nel “qui e ora”, equivale a un impoverimento radicale dell’esistenza. Da questo fatto esistenziale soggiacente nascono i diversi sintomi.

  • La separazione primaria
  • La mente come difesa ipnotica
  • L’infanzia e l’apprendimento della dipendenza
  • L’aggrapparsi come conseguenza di situazioni incompiute
  • Come manteniamo vivo l'incompiuto
  • La separazione sana
  • La separazione della perdita
  • Sintomi dell'attaccamento ai morti
  • Rapporti autentici e in autentici
  • Un vero rapporto

La fragilità
è quel luogo delicato
dove gli esseri umani
possono incontrarsi

Dott. Fabio Lo Cascio

Psicologo - Psicoterapeuta

Studio: via Vesalio 6, Padova

fabio.locascio76@gmail.com
tel: 3496306932

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Dott. Fabio Lo Cascio   Psicologo - Psicoterapeuta  Studio: via Vesalio 6, Padova - fabio.locascio76@gmail.com - tel: 3496306932 - credits