L’infanzia e l’apprendimento della dipendenza
Il secondo adattamento della nostra esistenza è l’infanzia. Appena usciti dal paradiso dell’utero, ci mettiamo subito al lavoro per ricostruire un grembo. Anche questo secondo grembo è un’illusione, perché i genitori non sono né onnipotenti, né eterni, come sembrano al bambino. Infatti la capacità di proteggere, di guidare, di spingere il bambino verso la felicità, di appoggiarlo e sostenerlo, è molto limitata. Lo sappiamo, in quanto tutti portiamo le ferite e le cicatrici dovute a questa limitazione. È un dato di fatto, però, che il bambino – questo nano che una volta oggettivamente siamo stati – non è capace da solo di garantire né la sua sopravvivenza, né la sua crescita, ma dipende assolutamente dai giganti da cui è circondato: i grandi, gli adulti.
In questo periodo della vita nasce la dipendenza come un metodo di sopravvivenza e di crescita. Necessariamente il bambino dipende. Impara infatti a quell’epoca che lui non è al centro del suo universo, ma che di fatto è un’appendice degli adulti, che sono i veri protagonisti della situazione. E’ nell’infanzia che apprendiamo ad adattarci ai ruoli, piuttosto che esprimere ciò che viviamo e sentiamo; impariamo a soddisfare le aspettative degli altri, invece dei nostri bisogni; a obbedire alle regole piuttosto che ai nostri desideri; a impegnarci a conformarci a un modello, piuttosto che aderire alla nostra propria natura. Impariamo ad essere passivi, impegnati a non sbagliare, piuttosto che a prendere iniziative. Non c’è via di scampo: per essere accettati, difesi e protetti, dobbiamo avvicinarci a quelli da cui dipendiamo e renderci somiglianti a loro. In questa fase dell’esistenza, con la sua costruzione di uno pseudo-grembo, c’è lo scudo protettivo dei genitori, nasce tutta una serie di problemi che verranno alla luce più tardi:
il rapporto col potere;
la tendenza alla confluenza con gli altri, piuttosto che una sana differenziazione dagli altri;
l’inclinazione a utilizzare la dipendenza come modalità generale di vita.
Esiste anche il pericolo, raramente evitato, di un arresto. Proprio nel momento in cui il bambino si accorge che la madre non è eterna e morirà, nasce in lui il rifiuto di riconoscere questa realtà. Si ostina a mantenere in vita la madre a ogni costo, rifiutando di separarsi dalla figura materna. Proprio nel momento in cui riconosce che il padre non è onnipotente e onniscente – dovendo ammettere i suoi limiti e vederlo come una persona – nasce proprio lì il tranello dell’autoritarismo: ci si aggrappa con insistenza a un padre autoritario in quanto figura e principio che danno rassicurazione. Molti di noi ci arrestiamo nel grembo dell’infanzia per difenderci dalla vita. Vogliamo risparmiarci la separazione dai genitori, che viviamo come una ripetizione della prima grossa separazione: quella della nascita. Qui i genitori servono simultaneamente come utero protettivo e placenta, o punto di riferimento rassicurante.
Se andassi avanti potrei forse esplicitare una serie di separazioni che sono le pietre miliari che definiscono le tappe di una vita, la “carriera morale” dell’individuo, come la chiama Ervig Goffman, sociologo americano. Non ritengo però necessario sottolineare una per una le crisi di separazione che affrontiamo, anche perché nella varietà delle diverse biografie non è detto che tutti affrontano gli stessi problemi:
c’è chi affronta la separazione dell’infanzia dovendosi prendere le sue responsabilità e assumendosi i doveri dell’essere genitori;
c’è chi affronta il divorzio con il partner;
c’è chi affronta il divorzio da certe idee;
la scomunica da parte della chiesa;
le dimissioni da un partito;
c’è chi in tarda età inizia una seconda carriera, abbandonando una certa immagine di sé;
c’è chi nella psicoterapia affronta in qualche modo non solo una crisi di nascita o di separazione dai genitori rimandata per anni, ma anche la crisi connessa con un distacco da tutto un mondo abituale, costituito da una serie di stereotipi e credenze: si tratta anche qui di lasciare un immagine di sé.
Piuttosto che vedere nei dettagli queste diverse eventualità preferisco parlare del problema di rimanere aggrappati e dei metodi che usiamo per non separarci.
